• Alessandro Vadalà

Seminario a Salisburgo con Pedro Fleitas Dai Shihan

Aggiornato il: apr 20


foto di gruppo
La prima giornata di seminario

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Bujinkan Zenshin Milano presente: Da in alto a sx: Pierangelo Toson, Gianluca Gulisano, Richard Atik. Alessandro Vadalà, Pedro Fleitas Dai Shihan, Chiara Zappoli, Matteo Ranucci, Andrea Beretta Sedute da sx: Martina Corongiu, Francesca Marenzi

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Prosit!

Il weekend scorso siamo stati a Salisburgo per un seminario del Dai Shihan Pedro Fleitas.

Per raccontare l'evento ho deciso di dare voce a tutti i ragazzi che con me sono venuti da Milano.

Le parole di tutti noi sono così espressive che non c'è bisogno di alcuna introduzione...lascio in fondo il mio commento perchè tanto i miei compagni hanno detto già tutto e di più.

Ringraziamo Markus e Tina Behmer per l'organizzazione di questo fantastico seminario.





Pedro in action, Alessandro Uke

Chiara Zappoli Shidoshi: rivedere Pedro dopo tanti anni mi ha fatto un effetto particolare. La sua tecnica potente (senza particolari distinzioni se l'uke era uomo o donna :)) e il suo taijutsu fluido mi erano già noti. Quello che non mi aspettavo era di vedere una tale crescita non solo come budoka ma come "essere umano". La sua energia mista alla sua eleganza  hanno mostrato a che livello può portare questa disciplina il praticante. Irradia tutti di una luce positiva collocando parole e fatti in un armonico quadro complessivo. Per quello che è il mio livello di comprensione è un vero messaggero del feeling di Hatsumi Sensei.




Alessandro, Pedro e Chiara nel 2013 in Gran Canaria
Alessandro, Pedro e Chiara nel 2013 in Gran Canaria

Matteo Ranucci Shidoshi: seminari di questo genere, tenuti da maestri pionieri di quest’arte marziale in occidente e con decenni di pratica alle spalle, lasciano sempre un impatto profondo sul mio approccio all’allenamento successivo. È stato lampante per chiunque che Pedro non fosse solo un maestro preparatissimo, ma che la sua presenza ispirasse e infondesse serenità e positività. Durante un momento di trasmissione verbale ha voluto porre l’accento su un punto fondamentale, ovvero che il Budoka deve saper aprire il proprio cuore: il concetto di cuore nell’accezione orientale ha un significato più ampio rispetto a come lo intendiamo noi in occidente, ha a che fare non solo con la sfera emotiva di una persona, ma anche con il suo approccio mentale verso la vita, “avere cuore” può anche voler dire avere coraggio. Pedro infatti ha tenuto a sottolineare che avere un cuore aperto non significa essere “stupidi”, quindi non vuole dire essere per forza gentili e condiscendenti indiscriminatamente, perché, sempre come ha detto lui, esistono conflitti che si devono evitare ed altri che sono, purtroppo, inevitabili. La mia interpretazione di queste parole è quindi la seguente: “Un Budoka deve avere il coraggio di saper sopprimere il proprio ego quando necessario per evitare un conflitto, ma non deve aver paura di gettarsi in uno scontro se questo diventa inevitabile”. Questo modo di intendere le sue parole è però riduttivo, perché un Budoka è tale in ogni ambito della sua vita, non solo in un combattimento, infatti, in un’accezione più ampia, credo che volesse dirci che avere un cuore aperto significa avere coraggio e determinazione, vivendo la propria vita senza menzogne o illusioni e porsi sempre gli obbiettivi più alti senza che diventino ossessioni. Per concludere: Pedro ha rinnovato la mia fiducia verso la Bujinkan e sono sicuro che lui sarà, anche più di ora, un punto di riferimento fondamentale per noi occidentali.





Un magnifico scorcio di Salisburgo fotografato da Pier
Un magnifico scorcio di Salisburgo fotografato da Pier

Gianluca Gulisano Shodan: Bellissima esperienza, questo seminario mi ha permesso di portarmi a casa nuove sensazioni ed emozioni, e certamente anche delle incredibili tecniche. Come mi aspettavo Pedro è molto focalizzato sui dettagli, esprimendo grande efficacia in ogni movimento. Nonostante ciò, si è palesato come persona molto modesta, sorridendo e accogliendo tutti come se ci conoscesse da tanto tempo e credo che rappresenti perfettamente ciò che Hatsumi Sensei voglia trasmettere alle generazioni future. Raccomanderei a chiunque interessato alla vera Bujinkan di non perdere la prossima occasione di incontrare Pedro. Quindi Gracias Pedro e grazie ad Alessandro per prenderti cura della nostra crescita nel Budo!





Warm up! :)

Pierangelo Toson Shodan: Questa è stata la prima volta che ho incontrato Pedro Fleitas ed è stata un'esperienza eccezionale. Ho seguito con piacere le sue tecniche (almeno, fino a quello che sono riuscito a capire), soprattutto perché l'atteggiamento che ho potuto percepire è quello che permea il nostro dojo.

Dal mio personale punto di vista, mi sento di evidenziare la colonna portante del seminario, che Pedro ha riassunto in una singola parola: "felicità". Di solito si pensa che gli artisti marziali si concentrino su violenza, paura, morte, ma questo è un errore bello e buono. In realtà ci alleniamo per evitare queste situazioni negative e per proteggere la vita (anche quella del nostro nemico). Ovviamente è una sfida impegnativa perché gli eventi negativi accadono indipendentemente dai nostri sforzi. Ma le parole contenute nel kakemono di Pedro offrono una lettura diversa:

"Possano le esperienze negative essere diventare tuo maestro verso il benessere ed una vita piena."

Avanti così!





Andrea e Pier fanno conoscenza con Yukon

Francesca Marenzi 3°kyu: la cosa che più mi ha colpito guardando Pedro è stato il suo modo di muoversi e di gestire lo spazio, ha un timing incredibile. Durante le dimostrazioni ha un'enorme capacità di mostrare i dettagli delle tecniche, rendendoli comprensibili a chi osserva e permettendo uno studio approfondito di ogni passaggio. E' sempre estremamente rilassato e spontaneo ma senza un movimento fuori posto e senza mai perdere il controllo della situazione. 





Chiara e Francesca mentre si allenano
Chiara e Francesca mentre si allenano :)

Andrea Beretta  3°kyu: L’esperienza del seminario è stata di tecnica e di vita. Credo che il motivo di tale impressione stia in quello che Pedro ha espresso col suo taijutsu, cioè con la sua arte. L’arte con la giusta tecnica esprime un sentimento quando è reale, e a chi ne gode evoca sensazioni e intuizioni precise seppur spesso inconsce. L’arte di Pedro nello specifico mi ha infuso benessere, tranquillità, e mi ha mostrato anche che c’è molto da fare, molto da percorrere per chi lo desidera. In altre parole mi ha trasmesso sia il sentimento col quale affrontare il percorso che ho davanti, sia il desiderio di proseguirlo. L’atteggiamento di “cuore aperto” di cui ha parlato significa per me fiducia nel confronto e nel cambiamento, ovvero valorizzazione dei propri punti di forza e coscienza di quelli deboli. Chiusura di cuore, al contrario, significa sfiducia nel confronto, cioè rafforzamento dei propri punti deboli e indebolimento di quello forti, la formula contraria per l’ispirazione alla felicità.




Yukon è ormai dei nostri :)

Martina Corongiu 8°Kyu: Non capita spesso di incontrare dal vivo persone capaci di sincronizzare parole, movimenti e azioni a un livello così alto: osservare direttamente le sfumature di tale sincronia lascia un’ampia scia di entusiasmo, non solo per aver capito qualcosa più di prima ma soprattutto per la bellezza di vedere a cosa può portare un certo tipo di attitudine e impegno.


È confortante avere avuto conferma delle possibilità di tale disciplina e grazie a persone così, e non mi riferisco solo a Pedro, poche ore bastano a farti venir voglia di amplificare più possibile l’eco di frasi come “mantenere aperto il proprio cuore” nel più ampio raggio possibile di significati.


Anche il primo giorno in cui sono entrata al dojo ho percepito questo tipo di apertura che è poi il motivo principale per cui ci sono tornata. Sono felice di aver incontrato persone come voi, tutti.





All'andata destinazioni improbabili....ahahahahaha Menomale che si tratta del navigatore di una BMW!! Foto della Marchesa delle Sardegne Martina Corongiu


Alessandro Vadalà Shihan: i miei compagni di viaggio hanno detto già tutto. Li ringrazio di avermi seguito fino a Salisburgo e di aver capito l'importanza di questo viaggio.

Ringrazio Pedro di cuore perchè tutto quello che ha ispirato. E' stato così gentile e generoso con me, ben oltre quanto mi meritassi!

Ciò che avete letto è spontaneo e sintomo di una crescita non indifferente dei ragazzi. Questo grazie a un vero Dai Shihan come Pedro.

Se c'è una cosa che voglio fare è aggiungere qualcosa che al momento del seminario non sono riuscito a fare. Ovvero rispondere ad un ragazzo che a fine seminario ha posto la domanda "come sapete che la vostra arte è efficace?". Ho totalmente equivocato il momento in cui mi è stato chiesto di rispondergli. Chiedo scusa ancora a Pedro, sono proprio un "simplón" :)

Proverò a rispondere ora, sperando che la mia risposta arrivi a quel ragazzo.....

Bene io penso che sia necessario, per rispondere a questa domanda, partire dal nome della nostra disciplina. Budo Taijutsu. Adesso concentriamoci sulla prima parola "Budo". E' scritta in due kanji BU e DO. Budo significa "via marziale" o "sentiero guerriero", in quelle che sono solo alcune delle possibili interpretazioni.

Il kanji BU  (guerra, marziale) è il seguente:





Nell'ideogramma la linea lunga diagonale rappresenta una "lancia" (Hoko) appoggiata alla rastrelliera (tomeru, lasciare). Quindi una lancia a riposo, messa in un angolo e non usata in un conflitto. Ecco la contraddizione che c'è nell'arte (a cui Pedro ha fatto riferimento sabato). Il Budo è la via "per evitare il conflitto", non per generarlo. Studiamo la guerra per conservare la vita. Ora rispondo direttamente alla domanda: "come so che è efficace?". Per rispondere a questa domanda bisogna chiedersi cosa significhi "efficacia", perchè questo aspetto è correlato direttamente con "l'obiettivo dell'arte". Qual è l'obiettivo del Budo Taijutsu? Per me si tratta di sentirsi più sicuri, di far sentire più sicure le persone intorno a noi e, aspetto più importante, essere FELICI.  In poche parole perseverare con il sorriso nonostante le difficoltà della vita. Diventare sempre più capaci di controllare le emozioni e distruggere il proprio EGO nella ricerca della VERITA'.

Se sei felice nella pratica e la disciplina ti supporta nella vita, allora è efficace. Altrimenti cambia strada, non è detto che la disciplina sia quella giusta per te. 

Mi sono sentito fortunato di essere a quel seminario. Di rivedere persone che non vedevo da tempo e di essere circondato da così tanti buyu. La luce emanata da Pedro penso si sia riflessa in tutti gli Shihan-Shidoshi e praticanti, generando una potente energia nella sala. Un'intensa luce che tutti, nella forma di una piccola fiamma dentro loro stessi, hanno portato a casa.....e le parole dei ragazzi del dojo di Milano che avete letto ne sono la dimostrazione...ci vedremo sicuramente alla prossima!





Le nostre macchine al ritorno.... una sosta a Bolzano per una super cena con il buyu Paolo e via a casa. Felici come non mai....

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