• Alessandro Vadalà

Una sera a lezione da Hatsumi...

Aggiornamento: apr 20



Pier è una "zenshin face" ed è un promettente Shodan (1° Dan). Qua lo vedete ritratto nel nostro dojo...(foto by Martina)

Quest'anno è venuto con me in Giappone e quest'estate è tornato per un viaggio turistico con la moglie. Ovviamente è stato "spinto" da me ad andare all'Honbu dojo per fare una lezione con Hatsumi Sensei. Di seguito alcune sue note di quella lezione.

Per me è del tutto normale invitare le persone a sfruttare queste e altre occasioni. Come ad esempio quelle di poter visitare altri istruttori in altri paesi del mondo. Essere autonomi e liberi nella coltivazione del proprio Budo è fondamentale. Coloro che vestono i panni degli "special one" e quelli che non sono aperti alla diversità e al confronto, nascondo semplicemente la loro debolezza e l'incapacità di ascoltare nel profondo gli insegnamenti di Hatsumi Sensei, che ha fatto del Budo qualcosa di ampiamente cosmopolita e da condividere. Quindi il mio consiglio a tutti i praticanti....allenatevi, girate, visitate istruttori diversi e assorbitene le diverse sfumature...arricchiranno voi, i vostri compagni e il vostro istruttore stesso....libertà e rispetto.


Grazie Pier per le tue parole, sono intrise di "gokui" (essenza) e di spunti di riflessione...


Mi aggancio alla prima lezione dell'anno per riportare la mia recente esperienza. Sono stato in Giappone per 15 giorni, una visita turistica durante la quale sono riuscito a ritagliarmi una sera per partecipare ad una lezione del Soke.

Durante il percorso da Ginza (quartiere lussuoso di Tokyo NDR) al Dojo ero piuttosto nervoso, insomma, stavo andando da solo e non sapevo chi avrei potuto incontrare. Il tempo di arrivare sul tatami, prendere posto e fare un po' di stretching, quando arriva un signore gentilissimo che mi chiede "Are you alone?". Pace interiore, da quel momento mi sono sentito a casa.


Quella sera il Soke comincia con il mostrarci una derivazione di Gyaku Tsuki. Facile? Sarebbe pura arroganza pensare che sia semplice. La partenza è una tecnica base da cui sviluppare il significato di Muto Dori. Già perchè cosa vuol dire Muto Dori? La prima definizione che mi viene in mente è quella scolastica, "difesa a mani nude contro un nemico armato di spada".

Guardando Hatsumi, però, mi rendo conto che è solo la punta dell'iceberg. Preferisco pensare a Muto Dori come all'approccio più efficacie per contrastare situazioni di svantaggio. Se fossi nella situazione di essere armato di spada ed essere attaccato alle spalle da un nemico a mani nude, mi troverei nella situazione di seguire comunque i principi di Muto Dori.


Andando più a fondo, quello che sono riuscito a estrapolare dalla lezione del Soke è che Muto Dori rappresenta la forma omnicomprensiva del Budo Taijustu; infatti si declina sul controllo (totale) dell'avversario attraverso:

- lo spazio

- il movimento

- l'equilibrio


Così facendo, ci spiega Hatsumi, andiamo incontro ad una forma di comunicazione molto diretta con l'avversario. Per utilizzare a nostro vantaggio questa condizione (visto che partiamo da una condizione di svantaggio), occorre NON comunicare... Ecco qui le cose diventano difficili. La tecnica è efficace quando non comunica ma disorienta, crea lo spazio vuoto verso cui l'avversario viene invitato ad andare naturalmente. Si tratta quindi di un controllo esercitato senza intenzionalità.


A questo punto Hatsumi aggiunge un altro tassello fondamentale. Esegue dei Muto Dori, ci lascia provare (disperare più che altro) per un po', e poi tira le orecchie a tutti: non dobbiamo scimmiottare le sue mosse, non ha senso (e neppure ci riusciremo mai). Il concetto che dobbiamo capire è che Muto Dori deve diventare il nostro naturale modo di essere, dobbiamo mettere da parte intenzionalità e conflittualità e lasciar fluire in modo naturale. L'avversario non sarà in grado di recepire comunicazione da parte nostra e di conseguenza saremo in grado di manovrarlo senza esercitare intenzionalità; che poi è un principio di vita.


Volendo schematizzare:

1. Naturalezza

2. Senza pensiero ma solo azione

3. Senza intenzione (manifesta)





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