• Alessandro Vadalà

Primo post tematico, prima lezione

Aggiornato il: feb 7


Ecco il primo post tematico. Questo genere di post saranno l'espressione delle emozioni di questi giorni ed un insieme di riflessioni. E' buttato giù seguendo il flusso di pensieri..... Nel "tao" della ricerca gli opposti non si contrastano necessariamente. Il proseguimento nella "via" sta proprio nella ricerca di un equilibrio tra due cose che sembrano agli opposti ma spesso convergono. Il risultato è qualcosa di completo ed efficace per usare un'espressione pragmatica. Gli esempi potrebbero essere tantissimi. Prendiamo ad esempio la dicotomia "hard-soft" (duro-morbido) nell'esecuzione di una tecnica. L'atteggiamento morbido (o bassa intensità ma con alta attivazione) conferirà al movimento naturalezza e fluidità mentre parte "hard" (alta intensità, alta attivazione) garantirà una certa efficacia del colpo o del punto centrale della tecnica. Nella rappresentazione degli opposti troviamo spesso come metafora Ying e yang, "uomo e donna". Un binomio capace di generare vita. Quindi capace di creare l'avvenimento umano più potente e conservativo che esista per l'umanità. Opposti non significa per forza che i due poli non abbiano la stessa natura. In relazione a quasi tutti i "bipolarismi" potremmo dire "in medio stat virtus" e che trovare un punto mediale di equilibrio corrisponde all'opportunità migliore di crescita e sviluppo del potenziale. Questa introduzione per iniziare a parlare di ieri sera e del reinizio con gli allenamenti al dojo. E' sempre bello tornare in famiglia ed è sempre una serata particolare. Sono parecchi anni ormai che conduco un dojo ma la prima serata dopo le vacanze estive mi emoziona sempre come se fosse la mia prima lezione o il primo giorno di scuola. Sarà la grande spinta motivazionale per l'allenamento, la voglia di crescere, la preparazione e l'annunciazione di novità nonché rivedere quelli che io considero miei compagni di viaggio ancor prima che allievi. Apprezzando in particolare chi ha fatto tanti kilometri per venire alla "prima". Come spesso accade le risate e i momenti divertenti hanno coperto una parte importante della lezione ma da subito ci abbiamo dato dentro con una parte fisica di tutto rispetto e una parte tecnica (un pelo compressa per gli ovvi saluti e i discorsi introduttivi) subito focalizzata verso uno studio rigoroso e serio di una delle nostre scuole ovvero la Takagi Yoshin Ryu. Questo è quello che considero uno dei veri tratti distintivi della Bujinkan e di come Hatsumi ci ha insegnato ad allenarci: in modo intenso ma con il sorriso. Hard e soft. L'assolutismo in un verso  o nell'altro difficilmente può portare a buoni risultati. Mentre la rilassatezza mentale fa da sottofondo alle migliori prestazioni. E induce anche un effetto benefico. Ecco come si diventa dipendenti dall'allenamento.... La dimensione collettiva dell'allenamento è qualcosa di unico. Nella Bujinkan abbiamo poi un concetto abbastanza particolare nel panorama marziale che è quello di "buyu" ovvero di amico marziale. Un qualcosa che naturalmente si sviluppa tra i praticanti e che lega il percorso della persone nei singoli dojo ma anche in Giappone o durante i seminari nazionali o internazionali. Hatsumi Sensei dimostra sempre una cosa: per essere grandi budoka è necessario essere grandi essere umani. Persone in grado di vivere felici e andare oltre i contrasti, i paradossi e le difficoltà come dice spesso: "andando oltre". Che se vogliamo è sinonimo di "perseverare". Quando vedete questo kanji 忍, sappiate che non c'è scritto "ninja" ma solo "nin" e  che uno dei suoi significati è proprio "perseverare". Questo concetto non può che essere fondamentale per chi pratica Budo, essendo uno stile di vita, una cosa con cui ci si confronta tutti i giorni, sul tatami e fuori dal tatami (un'altra dicotomia interessante!). Negli anni di pratica questa distinzione lentamente scompare fino a quando la propria esistenza non è permeata dall'umanità che questa disciplina stimola. Così "allenamento" non dovrebbe essere soltanto al dojo. Ma nella nostra quotidianità. Qua si nasconde il segreto ninja più incredibile, sensazionale e inaspettato che esista. Si chiama allenamento. Appunto come evento singolo (andare al dojo), evento quotidiano (allenamento in solitaria), allenamento costante (vivere!). Coltivare sè stessi è quindi le cose più importanti nel Budo. Hatsumi Sensei diverse volte ha detto di aver fatto moltissime scoperte nell'allenamento in solitaria e di essere migliorato e di aver accresciuto il suo livello di consapevolezza generale. Molte cose possono essere portate avanti in solitaria come il "junan taiso" (la parte fisica e lo stretching), l'esecuzione di San Shin No kata, Koshi Sanpo, vari maneggi ed usi di armi, meditazione......giusto per fare qualche esempio. In particolare Hatsumi Sensei ha detto "junan taiso e san shin no kata sono la chiave per accelerare il progresso del proprio taijutsu" (citazione non esattamente letterale). E questo è solo l'inizio.....la parte più basica.... Un certo tipo di ascetismo è insito nella storia della Bujinkan e del Togakure ryu. Takamatsu Sensei per due volte in particolare (tornando dalla Cina) si è isolato dal resto del mondo per sottoporsi ad un regime alimentare e di allenamento, sopratutto per le gambe, veramente duri. Ad Hatsumi disse che è necessario per un ninja fare delle esperienze ascetiche di allenamento e nello specifico in montagna. Senza tralasciare il discorso degli Yamabushi (monaci guerrieri) che però è un altro tema che merita di essere trattato separatamente.... Tornando al presente penso che tutti gli istruttori, nelle tempistiche opportune, dovrebbero avviare le persone ad un piano di sviluppo individuale. Pianificazione che si porta dietro anche una certa disciplina mentale e organizzativa  nonché un'attitudine al cercare obiettivi e raggiungerli. L'atteggiamento degli istruttori dovrebbe essere quello di un coach che cerca di insegnare alle persone ad essere coach di loro stesse. Ovviamente dopo essere diventati per primi loro coach di loro stessi...e questa è la vera sfida... perché da soli si ha a che fare con la verità più assoluta riguardo a sé stessi. E questa verità, l'autentico istruttore, la porta anche al dojo...my 2 yen.... Ieri ho dunque apprezzato tantissimo il ritorno al dojo. Però mentre mi allenavo ieri sera pensavo al mio allenamento, prevalentemente solitario, di agosto e interrotto per una pausa la settimana prima di ricominciare. Ne sentivo la mancanza, esattamente come quella che sentivo per le attività nel dojo nelle settimane scorse. "Collettivo" e "individuale" sono due cose che semanticamente si contrappongono ma che nel Budo non sono altro che due facce della stessa medaglia. La loro combinazione, che tra l'altro porta ad un mutuale progresso, porta ai risultati migliori. Entrambi fanno parte di un unico percorso: il proprio sviluppo personale.





ENGLISH


Here’s the first thematic post. This kind of posts will be the expression of the emotions of these days and a mix of reflections. It’s written following a flow of thoughts…


In “tao” of research opposites don’t necessarily fight. The pursuit of a “path” is the research of a balance between two things that seem to be opposite but often meet. The result is something complete and efficient, to use a pragmatic expression. The examples could be many. Let’s talk for example about the dichotomy “hard-soft” while doing a technique. The soft attitude (or low intensity but with high activation” will give the movement fluidity and spontaneity while the hard attitude (high intensity with high activation) will make the hit or the main focus of the technique effective.

In the opposite representation we often find as a metaphor Ying and Yang, “man and woman”. A binomy capable of generating life. And of creating the most powerful and conservative act possible for humanity. Opposite doesn’t necessarily mean the poles can’t have the same nature. Talking about almost all the “bipolarism” we could say "in medio stat virtus" (virtue is found in the middle) and that finding a medium spot of balance could be our best chance to grow and develop our potential.


This was meant as an introduction to talk about yesterday evening and the new year of training at the dojo. It is always nice to go back to the family and it is always a special evening. I’ve been running a dojo for many years now but the first evening after summer vacations always moves me almost as my first lesson or my first day of school. Could it be the motivational push towards training, the will to grow, the preparations and the news for the years, or seeing again those I consider my traveling companions before my students. I appreciate particularly those who travel many kilometers to come to the “opening”.


As often happens, laughs and entertainment covered an important part of the lesson but we started right away with a physical training in all respect and a technical part (though a bit cut short because of obvious initial greetings and introductions) focused on a strict and serious study of one of our schools, Takagi Yoshin Ryu.

This is what I consider one of the true distinctive characteristics of Bujinkan and of how Hatsumi taught us to train: intensively but smiling. Hard and soft. Absolutism in one way or the other hardly can lead to good results. While mental relax is the background of our best performances. It also has a healthy side effect. That’s how you get addicted to training… The collective dimension of training is really something unique. In Bujinkan we have a very particular concept for the martial environment: the “buyu”, meaning “martial friend”. Something that develops naturally amongst practitioners and that binds every person’s path in their own dojos but also in Japan or during national or international seminars.

Hatsumi Sensei always shows one thing: to be a great budoka you need to be a great human being. A person capable of living happily and of going beyond contrasts, paradox and difficulties as he always says: “going beyond”. This, if you wish, can be a synonym of “persevere”. When you see this kanji 忍, you should know it doesn’t mean “ninja”, but just “nin” and one of its meaning is “persevere”. This concept can’t be anything but fundamental for Budo practitioners, Budo being a lifestyle, something you see yourself facing every day, on tatami and outside (another interesting dichotomy!). During years of practice this distinction slowly fades until our existence isn’t filled with humanity that this discipline brings. This means “training” isn’t just at dojo anymore, as well in our daily life. This is the most incredible ninja secret, sensational and unexpected. It is called training. As a single event (going to the dojo), daily (solitary training), constant(living!). Cultivate ourselves is the most important thing in Budo. Hatsumi Sensei said many times he did many discoveries in solitary training and that he improved himself and his general awareness. Many things can be done in solitary as "junan taiso" (physical part and stretching), San Shin No kata, Koshi Sanpo, different weapons handlings, meditation… just to make a few examples.

Particularly Hatsumi Sensei said: “Junan taiso and San Shin No kata are the way to accelerate the progress of our own taijutsu” (cit not exactly literal). And this is just the beginning… the most basic part…


Some kind of ascetism is inside Bujinkan history and in Togakure ryu. Takamatsu Sensei in particular, coming back from China, isolated himself twice from the rest of the world to undergo a strict diet and training, especially for the legs. He told Hatsumi that a ninja needs to do ascetic training experiences, especially on the mountains. Not to mention the Yamabushi (warrior monks), that is another argument that deserves to be treated in another moment…


Back to the present I believe every instructor, at the right time, should initiate people to a plan of personal grow. The planification leads to mental discipline and organization not to mention the attitude to look for a goal and to reach it.


Instructor’s attitude should be the same of a coach who tries to teach people how to be a coach of themselves. Of course, that after having become a coach of themselves... And this is the real challenge… because on your own you have to deal with the most absolute truth about yourself. And this truth gets carried to the dojo as well by the real instructor… my 2 yen…


Yesterday I appreciated a lot coming back to the dojo. While I was training, I thought at my august training, mostly solitary, and interrupted for a week before September. I missed it, exactly as I missed Dojo’s activities in the past month.

“Collective” and “individual” are two things that semantically speaking are opposed, but in Budo they are just two faces of the same coin. Their combination, that leads to a mutual improvement, leads to better result. Both are part of the same path: our personal growth.




9 visualizzazioni

Sito in continuo aggiornamento

CONTATTI:

Alessandro Vadalà Dai Shihan

Tel: 334 975 1847

info@bujinkan-milano.com

Via del Carroccio 13, Milano 

  • Facebook Icona sociale
  • Instagram Icona sociale
© 2012 Zenshin Milano - Tutti i diritti sono riservati